Parodontologia
Gengive che sanguinano, alito pesante, denti che sembrano muoversi? Potrebbe essere parodontite — la "piorrea" — una malattia che distrugge in silenzio il sostegno dei denti. Si può fermare: prima si interviene, più denti si salvano.
Parodontite (piorrea) a Genzano di Roma: diagnosi con sondaggio delle tasche, igiene profonda e terapia per stadi per fermare la malattia e stabilizzare i denti.

La parodontite — chiamata comunemente piorrea — è un'infezione cronica dei tessuti che sostengono i denti: gengiva, osso e legamento parodontale. Parte quasi sempre da una gengivite trascurata: i batteri della placca scendono sotto la gengiva, formano le tasche parodontali e distruggono progressivamente l'osso. Il dente, anche se sano, perde il suo terreno. È una malattia subdola perché non fa male fino agli stadi avanzati: quando i denti iniziano a muoversi, molto supporto è già andato perso.
La parodontite avvisa, ma a bassa voce. I campanelli d'allarme più comuni: gengive che sanguinano allo spazzolamento o spontaneamente, gengive arrossate o gonfie, alito cattivo persistente, gengive che si ritirano facendo apparire i denti "più lunghi", spazi che si aprono tra i denti, sensibilità al freddo sulle radici scoperte e, negli stadi avanzati, denti che si muovono o cambiano posizione. Anche uno solo di questi segnali merita una visita: il sanguinamento gengivale, in particolare, non è mai normale.
Prima la diagnosi: sondaggio delle tasche parodontali, valutazione del sanguinamento e della mobilità, radiografie per misurare l'osso. Poi la terapia, calibrata sullo stadio della malattia. Il primo passo è quasi sempre l'igiene profonda sottogengivale — curettage e levigatura radicolare — che rimuove placca e tartaro dalle radici, dove lo spazzolino non arriva. Nella maggior parte dei casi questa fase, insieme a un'igiene domiciliare corretta, spegne l'infiammazione e riduce le tasche. Nei casi più avanzati si valutano interventi mirati sulle tasche residue e, quando le condizioni lo consentono, tecniche di rigenerazione parodontale per recuperare parte del supporto perduto.
Spesso sì, ma serve una valutazione onesta. Se resta abbastanza osso, fermare l'infiammazione riduce la mobilità e lo splintaggio — unire tra loro i denti mobili — li stabilizza ulteriormente. Se invece il supporto è quasi esaurito, accanirsi su un dente perso in partenza può danneggiare i denti vicini: in quei casi è più corretto parlarne apertamente e pianificare l'alternativa migliore. Ne parliamo in dettaglio nell'articolo sui denti mobili e come bloccarli.
La parodontite è una malattia cronica: si ferma, non si cancella. Per questo la terapia non finisce con l'ultima seduta: continua con richiami periodici di igiene professionale e controllo delle tasche, di solito ogni 3-4 mesi all'inizio, poi a intervalli personalizzati. I dati parlano chiaro: chi segue il mantenimento conserva i denti, chi lo abbandona vede la malattia riattivarsi. È l'investimento più importante di tutto il percorso.
Sondaggio delle tasche e radiografie per stadiare la malattia.
Curettage e levigatura radicolare per pulire sotto la gengiva.
Dal controllo dell'infiammazione alla rigenerazione nei casi indicati.
Richiami periodici per tenere la malattia ferma nel tempo.
Domande frequenti
La parodontite si può fermare e tenere sotto controllo, ma il tessuto già perso non si riforma da solo: per questo intervenire presto fa la differenza. Con la terapia giusta e un mantenimento costante la malattia si stabilizza e i denti si conservano; nei casi indicati, le tecniche rigenerative possono recuperare parte del supporto perduto.
La gengivite è un'infiammazione superficiale della gengiva, reversibile con una buona igiene: le gengive sanguinano ma l'osso non è intaccato. La parodontite è lo stadio successivo: l'infiammazione scende in profondità e distrugge osso e legamento che sostengono il dente. La gengivite trascurata può evolvere in parodontite.
Esiste una predisposizione genetica: chi ha familiari con piorrea ha un rischio più alto e dovrebbe fare controlli più frequenti. Ma la genetica non è una condanna: la malattia si sviluppa solo in presenza di placca batterica, quindi igiene accurata e controlli regolari restano le armi decisive. Anche fumo e diabete aumentano il rischio.
Dipende da quanto supporto osseo resta. Se la mobilità è lieve o moderata, fermare l'infiammazione spesso la riduce, e lo splintaggio può stabilizzare i denti tra loro. Se il supporto è quasi esaurito, mantenere il dente può non essere la scelta migliore: serve una valutazione onesta, caso per caso.
In genere ogni 3-4 mesi nei primi tempi dopo la terapia, poi a intervalli personalizzati in base alla risposta e al rischio individuale. Sono sedute di igiene professionale con controllo delle tasche: saltarle è il motivo più comune per cui la malattia si riattiva.
Scegli quella che ti somiglia: ti spieghiamo come si affronta.
Informazioni generali, non un consulto medico a distanza: la valutazione del tuo caso avviene in visita.
La prima visita
Un controllo di gengive e tasche parodontali per capire a che punto sei e cosa fare. A Genzano di Roma.