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Una protesi Toronto
avvitata la sera stessa

In breve

Un'arcata inferiore con denti non più recuperabili, riabilitata in una sola giornata con una protesi Toronto: sei impianti mandibolari collegati da una barra avvitata, e una protesi fissa applicata circa sei ore dopo l'intervento. La fotografia di partenza è delle nove del mattino, quella finale poco prima delle diciannove dello stesso giorno. Il paziente è tornato a casa con i denti fissi, senza protesi mobili.

Questo è un caso clinico reale seguito nel nostro studio, presentato in forma completamente anonima. Lo condividiamo perché documentato in modo insolitamente preciso: le due fotografie che vedete sono state scattate lo stesso giorno, a poche ore di distanza, la prima prima dell'intervento e la seconda a fine giornata.

La situazione iniziale

Il paziente si è presentato con una dentatura gravemente compromessa: denti residui mobili, con accumuli importanti di tartaro e perdita del supporto osseo. La radiografia panoramica iniziale mostra il quadro con chiarezza — elementi dentari con radici scoperte e osso di sostegno fortemente ridotto. Su questi presupposti, i denti dell'arcata inferiore non erano recuperabili.

Radiografia panoramica iniziale: dentatura compromessa con grave perdita di supporto osseo
La panoramica iniziale: supporto osseo fortemente compromesso.
Situazione clinica iniziale, arcata inferiore compromessa — prima del trattamento
Il quadro clinico di partenza, la mattina dell'intervento.

Perché il carico immediato

Di fronte a un'arcata da riabilitare per intero, l'alternativa classica è la protesi mobile durante i mesi di guarigione. È esattamente ciò che il carico immediato evita: gli impianti vengono inseriti e, quando la stabilità primaria ottenuta lo consente, una protesi fissa viene avvitata sopra già nella stessa giornata. Il paziente non passa mai dalla dentiera.

Non è però una scelta automatica, e va detto chiaramente: il carico immediato richiede osso sufficiente e una stabilità iniziale degli impianti adeguata. Quando queste condizioni non ci sono, è più corretto un carico differito. La valutazione si fa in visita, con fotografie e radiografia.

L'intervento

In anestesia locale sono stati inseriti sei impianti nella mandibola, collegati tra loro da una barra avvitata. La barra è il dettaglio che rende possibile tutto il resto: solidarizzando gli impianti, distribuisce le forze della masticazione sull'intera struttura invece che sul singolo impianto, ed è ciò che consente di caricare la protesi quando l'osteointegrazione non è ancora avvenuta.

Una riabilitazione di questo tipo — arcata completa, fissa, avvitata su più impianti collegati da una struttura rigida — si chiama protesi Toronto, dal protocollo sviluppato all'Università di Toronto sugli studi di Brånemark. Il nome non indica un materiale né una marca: indica il concetto. La protesi non appoggia sulla gengiva come una dentiera, ma è avvitata sugli impianti, e si rimuove solo dal dentista in fase di controllo.

L'inserimento è durato circa un'ora. È un dato che diciamo con una precisazione: nella nostra esperienza un intervento di questo tipo va indicativamente dai 45 ai 180 minuti a seconda della complessità, e la durata di per sé non è un indice di qualità — contano la pianificazione e la stabilità che si ottiene.

Radiografia panoramica finale: sei impianti mandibolari collegati da barra avvitata
La panoramica finale: i sei impianti mandibolari e la barra che li collega.

Sei ore dopo: i denti fissi

Le ore tra l'intervento e l'applicazione della protesi servono alla lavorazione del manufatto sugli impianti appena inseriti. In questo caso ne sono passate circa sei: la fotografia di partenza porta l'orario delle 8:59 del mattino, quella finale delle 18:40 della stessa sera. Il paziente ha lasciato lo studio con un'arcata inferiore fissa, in giornata.

Arcata inferiore riabilitata con protesi fissa su impianti — la sera dello stesso giorno
A fine giornata: arcata inferiore fissa, avvitata sugli impianti.

Come si vede dal confronto, l'intervento ha riguardato l'arcata inferiore: quella superiore, anch'essa compromessa, è oggetto di una fase successiva del piano di cura. È un punto che preferiamo dire, invece di far intendere che si sia risolto tutto in un colpo solo.

Cosa significa, per il paziente

  • Denti fissi in giornata: intervento la mattina, protesi avvitata la sera stessa.
  • Mai la dentiera: nessun passaggio dalla protesi mobile durante la guarigione.
  • Una struttura che lavora insieme: sei impianti solidarizzati da una barra, non elementi isolati.
  • Un piano per fasi: l'arcata superiore affrontata in un secondo tempo, con una sequenza decisa in partenza.

Caso clinico reale dello studio, pubblicato in forma anonima e con il consenso del paziente. Ogni situazione clinica è a sé: la fattibilità del carico immediato, i tempi e i risultati vanno valutati individualmente in visita. Le informazioni hanno scopo divulgativo e non sostituiscono un consulto.

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Domande frequenti

Quanto tempo passa tra l'intervento e i denti fissi?

In questo caso i denti fissi sono stati avvitati circa sei ore dopo l'intervento, nella stessa giornata: la fotografia iniziale è delle nove del mattino, quella finale poco prima delle diciannove. Il tempo di attesa serve alla lavorazione della protesi sugli impianti appena inseriti. I tempi variano da caso a caso e vengono definiti nel piano di cura.

Quanto dura l'intervento?

Dipende dalla complessità: nella nostra esperienza va indicativamente dai 45 ai 180 minuti. In questo caso l'inserimento dei sei impianti mandibolari è durato circa un'ora. La durata di per sé non è un indice di qualità: contano la pianificazione e la stabilità ottenuta.

Perché sei impianti e non quattro?

Il numero dipende dalla quantità e qualità dell'osso disponibile, dalla lunghezza dell'arcata e dal carico masticatorio previsto. Qui sono stati inseriti sei impianti mandibolari, collegati da una barra avvitata che li solidarizza e distribuisce il carico. La scelta si fa sulla radiografia e sulla valutazione clinica, non su un protocollo fisso.

L'intervento è doloroso?

Si esegue in anestesia locale: durante la seduta il paziente non avverte dolore. Nel post-operatorio è normale un fastidio variabile, che si controlla con la terapia indicata. L'entità dipende dall'estensione dell'intervento e dalla risposta individuale.

Cos'è una protesi Toronto?

È una protesi fissa che sostituisce un'intera arcata, avvitata su più impianti collegati da una struttura rigida. Prende il nome dal protocollo sviluppato all'Università di Toronto a partire dagli studi di Brånemark sull'osteointegrazione. Non è una marca né un materiale: è il concetto. A differenza della dentiera non appoggia sulla gengiva e non si toglie: la rimuove solo il dentista, in fase di controllo.

Che differenza c'è tra protesi Toronto e dentiera?

La dentiera è mobile: appoggia sulla gengiva, la toglie il paziente e può muoversi durante la masticazione. La protesi Toronto è fissa e avvitata sugli impianti inseriti nell'osso: non si muove, non va tolta la sera e scarica le forze sugli impianti anziché sulla gengiva. È la differenza che, in questo caso, il paziente ha ottenuto in giornata.

Cosa vuol dire barra avvitata su impianti?

È una struttura rigida che collega tra loro gli impianti inseriti nell'osso. Solidarizzandoli, distribuisce le forze della masticazione su tutti gli impianti invece che su uno solo, ed è ciò che rende possibile avvitare una protesi fissa già nelle prime ore, quando gli impianti non sono ancora osteointegrati.

Il carico immediato si può fare sempre?

No. Richiede osso sufficiente e, soprattutto, una buona stabilità primaria degli impianti al momento dell'inserimento. Quando queste condizioni non ci sono è più prudente un carico differito. La valutazione si fa con visita, fotografie e radiografia panoramica.

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