L'impronta tradizionale usa un cucchiaio con paste che induriscono in bocca; quella digitale usa uno scanner intraorale che fotografa i denti e crea un modello 3D. La versione digitale è in genere più comoda, rapida e precisa, elimina il riflesso di nausea e permette di archiviare e inviare i dati al laboratorio in pochi minuti.

Come funziona l'impronta tradizionale
L'impronta classica si rileva con un cucchiaio metallico o in plastica riempito di paste che, appoggiate sui denti, induriscono in un paio di minuti. Dal negativo così ottenuto si cola un modello in gesso su cui il laboratorio costruisce corone, protesi o apparecchi.
È una tecnica collaudata da decenni, ma con limiti noti: il materiale può deformarsi, il gesso introduce piccole imprecisioni e per molti pazienti l'esperienza è sgradevole, soprattutto per chi soffre di riflesso di nausea o fatica a tenere la bocca aperta a lungo. Se l'impronta non riesce bene, inoltre, va ripetuta per intero, con tutto il fastidio che comporta.
Come funziona l'impronta digitale
Lo scanner intraorale è una piccola telecamera che scorre sui denti e cattura migliaia di immagini al secondo, ricostruendo in tempo reale un modello tridimensionale della bocca sullo schermo. Niente paste, niente cucchiai, niente attese con la bocca piena.
Il file digitale viene controllato subito: se una zona non è nitida, si riscansiona solo quella, senza ripetere tutto. Il modello parte poi verso il laboratorio con un semplice invio telematico, azzerando i tempi di trasporto e il rischio di deformazioni del materiale lungo il tragitto.
La scansione è anche il punto di partenza di tutto il flusso digitale: dallo stesso file si possono ricavare guide chirurgiche, allineatori, bite e anteprime del sorriso, senza rifare nulla.
Il confronto punto per punto
Ecco le differenze che contano davvero per il paziente:
- Comfort: la scansione elimina paste e nausea; si può persino fare una pausa a metà.
- Precisione: il file digitale evita le distorsioni di paste e gesso.
- Tempi: l'invio al laboratorio è immediato e le rilavorazioni diminuiscono.
- Controllo: l'impronta si verifica subito sullo schermo, ingrandita.
- Archiviazione: il modello resta salvato e confrontabile negli anni.
- Comunicazione: puoi vedere anche tu la tua bocca in 3D e capire meglio le cure proposte.
Ci sono ancora casi in cui si usa quella tradizionale?
Sì, anche se sempre meno. In alcune situazioni cliniche particolari, per esempio certe protesi mobili in cui serve registrare la mucosa in modo specifico, il dentista può preferire un'impronta tradizionale o combinare le due tecniche. La scelta va valutata in visita, caso per caso.
Per la stragrande maggioranza dei trattamenti moderni, però, corone, faccette, allineatori trasparenti e implantologia guidata, il flusso digitale è ormai lo standard di riferimento, perché unisce comfort del paziente e qualità del dato clinico.
Un altro aspetto pratico: il file digitale non occupa spazio, non si rompe e non si deteriora come i modelli in gesso. A distanza di anni la tua scansione è ancora lì, pronta per un confronto o per una nuova lavorazione.
Quando andare dal dentista
Se in passato hai rimandato le cure per il fastidio delle impronte, sappi che oggi quell'ostacolo in genere non esiste più. Vale la pena scegliere uno studio attrezzato con scanner intraorale, soprattutto se devi affrontare protesi, faccette o ortodonzia invisibile.
Nel nostro studio di Genzano di Roma, ai Castelli Romani, lavoriamo con un flusso completamente digitale: la prima visita è gratuita e senza impegno, e puoi prenotarla anche su WhatsApp al 347 876 0332 per vedere lo scanner in azione sulla tua bocca.
Hai dubbi sul tuo caso? La prima visita è gratuita e senza impegno. Ne parliamo insieme a Genzano di Roma.
Prenota la visita gratuitaDomande frequenti
La scansione intraorale fa male o dà fastidio?
No: lo scanner è una telecamera che non tocca quasi i denti e non emette radiazioni, solo luce. La scansione dura pochi minuti, si può interrompere quando vuoi e non provoca nausea. È particolarmente apprezzata da chi ha un riflesso faringeo accentuato o poca apertura della bocca.
L'impronta digitale è davvero più precisa di quella con le paste?
Per la maggior parte delle lavorazioni sì: il file digitale evita le deformazioni delle paste e le imprecisioni della colatura in gesso, e ogni zona dubbia si riscansiona subito. Questo si traduce in genere in manufatti che calzano meglio al primo appuntamento e in meno sedute di ritocco.
L'impronta digitale serve anche per gli allineatori trasparenti?
Sì, è il punto di partenza ideale: dalla scansione nasce il modello 3D su cui si progettano i movimenti dei denti e si simulano le fasi del trattamento. Il file permette anche di mostrarti un'anteprima del risultato prima di iniziare e di produrre allineatori più aderenti e confortevoli.
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