La malattia parodontale progredisce in quattro stadi. Nel primo, la gengivite, l'infiammazione colpisce solo la gengiva ed è reversibile con la giusta igiene. Se trascurata evolve in parodontite: i batteri raggiungono osso e legamento, formano tasche e distruggono i tessuti di sostegno. Negli stadi avanzati i denti si muovono e possono cadere. Riconoscerla presto è decisivo per fermarla.

Una minaccia che lavora sotto la superficie
La malattia parodontale è insidiosa proprio perché, all'inizio, non fa male e non si vede: i denti possono sembrare sani mentre il problema si sviluppa in profondità, nei tessuti che li tengono in posizione. A essere coinvolti sono la gengiva, l'osso di sostegno e il legamento parodontale, la struttura elastica che ancora la radice all'osso.
Tutto parte dall'accumulo di placca batterica lungo il bordo gengivale. Se non viene rimossa con costanza, i batteri scatenano un'infiammazione che, stadio dopo stadio, può passare da un disturbo reversibile a un danno permanente delle strutture di supporto.
I 4 stadi, dallo schema alla realtà
La progressione si può leggere in quattro tappe. Stadio 1 - Gengivite: l'infiammazione riguarda solo la gengiva, che appare arrossata, gonfia e tende a sanguinare; osso e legamento sono ancora integri e la situazione è reversibile. Stadio 2 - Parodontite iniziale: l'infiammazione scende sotto il bordo gengivale, si formano le prime tasche parodontali e comincia una lieve perdita di osso.
Stadio 3 - Parodontite moderata: le tasche si approfondiscono, l'osso e il legamento si riducono in modo evidente e le radici iniziano a esporsi. Stadio 4 - Parodontite avanzata: il sostegno è compromesso in profondità, i denti possono muoversi (mobilità) e arrivare a cadere. Dallo stadio 2 in poi il danno ai tessuti non torna indietro da solo: si può fermare la progressione, non riavvolgere l'orologio.
I segnali da non ignorare (e il collegamento con la salute generale)
Ci sono spie che vale la pena riconoscere presto: gengive che sanguinano lavando i denti o passando il filo, alitosi persistente, gengive gonfie o che si ritirano, sensibilità delle radici e denti che appaiono più lunghi. Il fumo è un fattore che accelera il processo e ne maschera i sintomi, rendendo la diagnosi più difficile.
Diversi studi hanno inoltre osservato un'associazione tra malattia parodontale e alcune condizioni sistemiche, come quelle cardiovascolari e il diabete. Si tratta di una correlazione documentata, non di un rapporto di causa-effetto certo: la ricerca è ancora in corso, ma è un motivo in più per prendersi cura delle gengive.
Come si ferma la progressione
La buona notizia è che ogni stadio ha una risposta. La gengivite spesso si risolve con una igiene professionale e una tecnica di spazzolamento corretta a casa. Nella parodontite si interviene con la rimozione di placca e tartaro anche sotto gengiva e, nei casi più avanzati, con procedure mirate a stabilizzare o rigenerare i tessuti di sostegno, sempre accompagnate da un programma di mantenimento. Il fattore decisivo resta la collaborazione quotidiana del paziente.
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Prenota la visita gratuitaDomande frequenti
La gengivite è reversibile?
Sì. La gengivite è il primo stadio e, se trattata con igiene professionale e una corretta pulizia quotidiana, la gengiva può tornare sana perché osso e legamento non sono ancora danneggiati.
Che differenza c'è tra gengivite e parodontite?
Nella gengivite l'infiammazione riguarda solo la gengiva ed è reversibile. Nella parodontite coinvolge anche osso e legamento, con formazione di tasche e una perdita di tessuto che non si recupera spontaneamente.
Se ho i denti che si muovono ho già perso tutto?
Non necessariamente. La mobilità indica uno stadio avanzato, ma con una diagnosi tempestiva e le cure adeguate è spesso possibile stabilizzare la situazione ed evitare la perdita del dente.
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