Il tartaro sotto la gengiva si rimuove solo in studio, con la levigatura radicolare: strumenti a ultrasuoni e strumenti manuali sottili raggiungono la radice dentro la tasca gengivale, in anestesia locale quando serve. Nessuno spazzolino, filo o rimedio casalingo può eliminarlo, perché è mineralizzato e adeso alla radice in una zona inaccessibile.

Cos'è il tartaro sottogengivale e perché è più insidioso
Il tartaro è placca batterica mineralizzata dai sali della saliva. Quello visibile, sopra la gengiva, è chiaro e si nota facilmente; quello sottogengivale si forma dentro il solco tra dente e gengiva, è scuro, molto adeso alla radice e completamente invisibile allo specchio.
È anche il più dannoso: la sua superficie ruvida offre ai batteri un appiglio permanente proprio a contatto con i tessuti profondi. La gengiva reagisce con un'infiammazione continua che, nel tempo, approfondisce la tasca e consuma l'osso di sostegno. In pratica, il tartaro sottogengivale è il motore silenzioso della parodontite.
Come capire se c'è, anche senza vederlo
Non potendolo osservare direttamente, bisogna leggerne gli indizi:
- Sanguinamento allo spazzolamento o all'uso del filo, anche in assenza di dolore.
- Gengive arrossate o violacee al margine, gonfie e lucide.
- Alito pesante persistente, che non migliora con l'igiene ordinaria.
- Margini scuri che affiorano al bordo della gengiva.
- Gengive che si ritirano e denti che appaiono più lunghi.
La conferma arriva in studio: con il sondaggio parodontale misuriamo la profondità del solco e percepiamo il tartaro sulla radice; le radiografie mostrano i depositi più consistenti e lo stato dell'osso.
Come lo rimuoviamo in studio
La procedura è la levigatura radicolare, evoluzione di quello che un tempo si chiamava curettage. Con punte a ultrasuoni sottili e strumenti manuali dedicati si raggiunge il fondo della tasca, si stacca il tartaro dalla radice e si leviga la superficie perché i batteri facciano più fatica a ricolonizzarla.
Quando le tasche sono profonde si lavora in anestesia locale, suddividendo la bocca in zone da trattare in più appuntamenti. A distanza di alcune settimane si rivaluta il risultato: se le tasche si sono ridotte e il sanguinamento è cessato, si passa al mantenimento; nei punti che non rispondono, si valutano trattamenti aggiuntivi mirati. Tutto il percorso viene definito su misura dopo la diagnosi.
Errori da evitare
Il tartaro sottogengivale genera molti tentativi fai-da-te destinati a fallire. Gli strumenti acquistati online per raschiare i denti a casa sono i più pericolosi: usati alla cieca, feriscono la gengiva, graffiano la radice e spingono i batteri più in profondità. Inutili anche collutori, oli e paste che promettono di sciogliere il tartaro: una volta mineralizzato, si rimuove solo meccanicamente e con visione professionale.
Altro errore comune è accontentarsi della pulizia sopragengivale: se esistono tasche profonde, la sola igiene ordinaria lascia il problema esattamente dov'era, dando una falsa sensazione di bocca sana. Per questo, prima di ogni seduta, va chiarito con la diagnosi se il problema si ferma al bordo gengivale o prosegue in profondità.
Quando andare dal dentista
Se le gengive sanguinano da più di un paio di settimane, se l'alito resta pesante nonostante un'igiene accurata o se non fai una valutazione parodontale da tempo, è il momento di prenotare. Il tartaro sottogengivale lavora in silenzio: prima lo si intercetta, meno terreno ha consumato.
Nel nostro studio di Genzano di Roma la prima visita è gratuita e senza impegno: controlliamo il margine gengivale, misuriamo le tasche dove serve e ti diciamo con chiarezza se basta una seduta di igiene o se è necessaria la levigatura radicolare, con tempi e modalità del percorso.
Hai dubbi sul tuo caso? La prima visita è gratuita e senza impegno. Ne parliamo insieme a Genzano di Roma.
Prenota la visita gratuitaDomande frequenti
La rimozione del tartaro sotto gengiva è dolorosa?
No, perché nelle zone profonde si lavora in anestesia locale: durante la seduta si avvertono solo vibrazioni e pressione. Nei giorni successivi sono normali una sensibilità al freddo e un lieve indolenzimento gengivale, che in genere si attenuano spontaneamente man mano che l'infiammazione si spegne.
Il tartaro sottogengivale si riforma dopo la rimozione?
Può riformarsi se la placca non viene controllata ogni giorno: il tartaro nasce sempre da placca lasciata in sede. Dopo la levigatura, un'igiene domiciliare accurata con filo o scovolini e i richiami periodici di mantenimento riducono molto la velocità di riformazione e permettono di intercettare subito i nuovi depositi.
Perché il tartaro sotto gengiva è scuro?
Perché si impregna dei pigmenti derivati dal sangue delle microemorragie gengivali croniche, oltre che dei prodotti del metabolismo batterico. Il colore bruno o nerastro è quindi un indizio della sua posizione: un deposito scuro al margine gengivale suggerisce che l'infiammazione e il tartaro si estendono sotto il bordo visibile.
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