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Blog · Implantologia

Cos'è il parodonto e perché
la sua salute condiziona l'impianto

In breve

Il parodonto è l'insieme dei tessuti che sostengono il dente: gengiva, legamento parodontale, cemento radicolare e osso alveolare. Se è infiammato o compromesso da una parodontite non trattata, la stessa base ossea e gengivale che dovrebbe accogliere un impianto risulta indebolita, aumentando il rischio di complicanze: per questo la salute del parodonto va sempre valutata e, se necessario, curata prima di procedere con l'implantologia.

Cos'è il parodonto, in pratica

Il termine "parodonto" indica letteralmente ciò che sta "intorno al dente" (dal greco pará, accanto, e odóntos, dente). Non è un singolo tessuto, ma un sistema di sostegno composto da quattro elementi che lavorano insieme: la gengiva, che riveste e protegge la base del dente; il legamento parodontale, una rete di fibre elastiche che collega la radice all'osso; il cemento radicolare, il tessuto che riveste la radice e a cui si ancorano le fibre del legamento; e l'osso alveolare, la porzione di mascella o mandibola che accoglie e sostiene la radice del dente.

Ognuno di questi elementi ha un ruolo specifico, ma la loro funzione è comune: mantenere il dente saldamente ancorato, permettendogli al tempo stesso una minima elasticità durante la masticazione, e proteggere le strutture più profonde dai batteri che normalmente popolano il cavo orale. Quando questo equilibrio si rompe, si parla di malattia parodontale.

Dalla gengivite alla parodontite: come si ammala il parodonto

La malattia parodontale nasce quasi sempre dall'accumulo di placca batterica lungo il margine gengivale, che il sistema immunitario riconosce come una minaccia e a cui risponde con un'infiammazione. Nella fase iniziale, la gengivite, l'infiammazione è limitata alla gengiva superficiale: si manifesta con arrossamento, gonfiore e sanguinamento durante lo spazzolamento, ma è ancora completamente reversibile con un'igiene corretta e una seduta di pulizia professionale.

Se la placca non viene rimossa e si trasforma in tartaro, l'infiammazione può progredire in profondità e coinvolgere anche il legamento parodontale e l'osso alveolare: a questo punto si parla di parodontite. A differenza della gengivite, la parodontite comporta una perdita progressiva e, salvo interventi specifici, non recuperabile spontaneamente di osso e di attacco gengivale. Con il tempo questo porta alla formazione di tasche parodontali, alla recessione delle gengive e, nei casi più avanzati, alla mobilità e alla perdita dei denti coinvolti.

Perché un parodonto compromesso influenza la scelta e la riuscita di un impianto

Molti pazienti arrivano a valutare un impianto proprio perché hanno perso uno o più denti a causa di una parodontite avanzata. È un punto di partenza comune, ma va gestito con attenzione: se la malattia parodontale che ha causato la perdita del dente è ancora attiva nel resto della bocca, procedere subito con un impianto senza prima trattarla espone a un rischio concreto. L'infiammazione cronica e la presenza di batteri parodontopatogeni possono infatti compromettere anche i tessuti attorno al nuovo impianto.

Attorno a un impianto, infatti, si forma un tessuto di sostegno per certi versi simile al parodonto ma non identico: manca un vero legamento parodontale, e questo rende i tessuti perimplantari meno protetti in caso di infiammazione. Quando i batteri colonizzano l'area attorno a un impianto si può sviluppare una perimplantite, l'equivalente della parodontite applicato all'impianto, che può portare alla perdita dell'osso di sostegno e, se non intercettata in tempo, alla perdita dell'impianto stesso. Per questo motivo un parodonto sano, o comunque stabilizzato attraverso una terapia parodontale adeguata, è una condizione di base per pianificare un'implantologia con maggiori probabilità di successo nel lungo periodo.

Cosa comporta in pratica, prima e dopo l'impianto

Nella pratica clinica, prima di proporre un impianto a un paziente con una storia di parodontite, è necessario innanzitutto curare e stabilizzare la malattia parodontale attiva: questo può richiedere sedute di igiene professionale approfondita, levigatura radicolare o, nei casi più complessi, un percorso di terapia parodontale strutturato. Solo una volta che l'infiammazione è sotto controllo si può valutare con sicurezza la fattibilità implantare.

Anche dopo l'inserimento dell'impianto, la salute del parodonto residuo nella bocca resta centrale: un paziente con parodontite trattata deve mantenere un'igiene domiciliare rigorosa e sottoporsi a controlli periodici di mantenimento parodontale, proprio per ridurre il rischio che l'infiammazione si ripresenti e coinvolga anche i tessuti attorno all'impianto. Se hai gengive che sanguinano, denti mobili o hai già perso uno o più denti per una malattia parodontale e vuoi capire come procedere, nel nostro studio a Genzano di Roma la prima visita è gratuita e senza impegno: scrivici anche su WhatsApp al 347 876 0332 per una valutazione personalizzata.

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Domande frequenti

Il parodonto esiste anche intorno a un impianto?

In senso stretto no: attorno a un impianto si parla di tessuti perimplantari, che assomigliano al parodonto ma non hanno un vero legamento parodontale. Per questo un'infiammazione attorno all'impianto, chiamata perimplantite, può progredire più rapidamente di una parodontite su dente naturale.

Si può mettere un impianto se si ha la parodontite?

Sì, ma solo dopo aver curato e stabilizzato la parodontite. Inserire un impianto in una bocca con infiammazione parodontale attiva aumenta il rischio di complicanze; una volta risolta l'infiammazione e impostato un programma di mantenimento, l'implantologia diventa un'opzione percorribile.

Le gengive che sanguinano quando ci si lava i denti sono già un problema serio?

È il primo segnale da non ignorare: indica un'infiammazione del parodonto superficiale, la gengivite, che a differenza della parodontite è ancora reversibile con un'igiene corretta e una pulizia professionale. Se trascurata, però, può evolvere verso stadi più avanzati.

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