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Blog · Implantologia

Impianti zigomatici: la soluzione
per le atrofie ossee più gravi

In breve

Gli impianti zigomatici sono viti più lunghe del normale che, invece di ancorarsi nel mascellare superiore, si fissano nell'osso zigomatico, molto più denso e stabile. Sono indicati nei casi di atrofia ossea grave del mascellare, quando l'osso residuo è insufficiente per impianti tradizionali: permettono di riabilitare l'arcata con denti fissi evitando innesti ossei estesi e i lunghi tempi di guarigione che comportano. Non sono una soluzione di prima scelta, ma un'alternativa mirata per chi non ha alternative meno invasive percorribili.

Cosa sono gli impianti zigomatici

Un impianto zigomatico è, dal punto di vista strutturale, una vite in titanio simile a un impianto tradizionale ma sensibilmente più lunga: può superare i tre centimetri, contro i pochi millimetri di un impianto standard. Questa lunghezza serve a un unico scopo: attraversare l'intera altezza del mascellare superiore, anche quando questo è quasi del tutto riassorbito, e ancorarsi in un osso diverso, molto più profondo e resistente, ovvero l'osso zigomatico, la struttura ossea che forma lo zigomo del viso.

A differenza del mascellare, che nella zona posteriore tende a riassorbirsi rapidamente dopo la perdita dei denti, l'osso zigomatico è compatto, denso e sostanzialmente non soggetto allo stesso tipo di riassorbimento. Questo lo rende un punto di ancoraggio affidabile anche in situazioni dove, sull'osso mascellare, non ci sarebbe più nulla su cui inserire un impianto convenzionale.

Per chi sono indicati: le atrofie ossee più severe

Gli impianti zigomatici non sono una soluzione generica: sono pensati per un sottogruppo specifico e circoscritto di pazienti, quelli con atrofia ossea grave del mascellare superiore. Si tratta tipicamente di persone che hanno perso i denti da molti anni, spesso portatrici di una protesi mobile totale ormai instabile, in cui il riassorbimento osseo progressivo ha ridotto la cresta ossea a uno spessore minimo o quasi nullo in ampie porzioni dell'arcata.

Rientrano in questo gruppo anche pazienti che hanno subito interventi di rimozione di tumori o cisti estese del mascellare, chi ha esiti di traumi importanti, o chi ha già tentato senza successo un innesto osseo tradizionale, con riassorbimento del tessuto trapiantato. In tutti questi casi il volume di osso disponibile è talmente ridotto che un impianto tradizionale, anche corto, semplicemente non avrebbe dove ancorarsi in modo stabile.

È importante essere chiari su un punto: gli impianti zigomatici non sono la prima opzione da valutare per chi ha perso dei denti. Restano una soluzione per situazioni cliniche già avanzate, dopo che le alternative più conservative sono state escluse con una valutazione approfondita, che comprende sempre una TAC cone beam per misurare con precisione il volume osseo residuo.

Come funziona l'intervento

L'inserimento di un impianto zigomatico è un intervento chirurgico più complesso di un impianto tradizionale e richiede una formazione specialistica dedicata. La vite viene inserita con un'angolazione calcolata caso per caso, partendo dalla cresta alveolare residua nella zona dei molari superiori e attraversando il seno mascellare fino ad ancorarsi nell'osso zigomatico, al di sopra dell'arcata dentale.

Nei casi più estesi, quando l'atrofia interessa tutta l'arcata, si utilizzano generalmente due impianti zigomatici, uno per lato, spesso in combinazione con impianti tradizionali inseriti nelle zone dove l'osso residuo lo consente, per esempio nella parte anteriore del mascellare. Questa combinazione permette di distribuire il carico masticatorio su più punti di ancoraggio e di sostenere una protesi fissa completa avvitata.

Un vantaggio pratico non secondario di questo approccio è che, in molti casi, consente di caricare una protesi provvisoria fissa entro pochi giorni dall'intervento, restituendo al paziente denti stabili in tempi molto più rapidi rispetto ai percorsi che prevedono la ricostruzione ossea preliminare.

Impianti zigomatici o innesto osseo esteso: perché evitano una ricostruzione lunga

La vera alternativa agli impianti zigomatici, nei casi di atrofia grave, è un innesto osseo esteso: un intervento di ricostruzione che punta a rigenerare il volume di osso mancante prima di poter inserire impianti tradizionali. È un percorso che può richiedere prelievi ossei da altre zone del corpo o materiali da innesto, seguiti da diversi mesi di guarigione prima ancora di poter valutare l'inserimento degli impianti veri e propri, e non sempre garantisce un risultato sufficiente al primo tentativo.

Gli impianti zigomatici, sfruttando un osso già presente e strutturalmente adeguato, permettono di saltare completamente questa fase di ricostruzione. Per un paziente che magari ha già tentato un innesto senza successo, o che per condizioni di salute generale non è un candidato ideale per interventi ricostruttivi lunghi e ripetuti, questo si traduce in un percorso complessivamente più breve e con un numero di interventi chirurgici inferiore, pur trattandosi comunque di una chirurgia impegnativa che richiede un'attenta valutazione dei rischi e dei benefici nel singolo caso.

Cosa aspettarsi dopo l'intervento

Come ogni chirurgia implantare complessa, il periodo post-operatorio richiede attenzione: gonfiore ed ecchimosi nella zona zigomatica e periorbitaria sono comuni nei primi giorni e si risolvono progressivamente. Il follow-up è più ravvicinato rispetto a un impianto tradizionale, con controlli programmati per monitorare la guarigione dei tessuti e la stabilità della protesi provvisoria. Nel tempo, la protesi provvisoria viene sostituita con quella definitiva, una volta completata la fase di stabilizzazione. Trattandosi di un intervento riservato a casi selezionati, la decisione se questa sia davvero la strada giusta va sempre presa dopo una valutazione clinica e radiografica completa, che tenga conto anche di eventuali condizioni di salute generale del paziente.

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Domande frequenti

Gli impianti zigomatici sostituiscono tutti gli impianti tradizionali?

No. Sono una soluzione riservata ai casi di grave atrofia del mascellare superiore, quando non c'è abbastanza osso per impianti tradizionali e un innesto esteso non è praticabile o non è la scelta preferita dal paziente. Nella maggior parte dei casi restano indicati gli impianti standard.

È vero che con gli impianti zigomatici si evita l'innesto osseo?

Sì, questo è il loro vantaggio principale: l'impianto si ancora nell'osso zigomatico, che è denso e non si riassorbe come il mascellare, superando così la necessità di ricostruire l'osso mancante prima di poter inserire una vite.

Con gli impianti zigomatici si può avere una protesi fissa subito?

In molti protocolli sì, è possibile applicare una protesi provvisoria fissa a distanza di pochi giorni dall'intervento, ma la decisione finale dipende dalla valutazione clinica del singolo caso e va sempre discussa con l'operatore.

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